Le PMI e il successo dell’Equity Crowdfunding

Con il nuovo regolamento della CONSOB in vigore dal 3 gennaio 2018, che definisce il DdL del 24/02/1998 n. 58 ai sensi degli articoli 50-quinquies e 100-ter, si apre l’utilizzo dello strumento Equity Crowdfunding per tutte le piccole e medie imprese, non solo quindi per le PMI “innovative”. In precedenza l’utilizzo di questo strumento era riservato alle Start up e alle PMI innovative. Le PMI-Srl (che non fossero start-up “innovative”) avevano sempre avuto il divieto di offrire al pubblico il loro capitale sociale, in base all’articolo 2468 del Codice civile. Con il decreto 50/2017 si è invece introdotta una deroga consentendo che le quote di partecipazione in Pmi-Srl possano costituire oggetto di offerta al pubblico di prodotti finanziari, anche attraverso i portali per la raccolta di capitali. Questo significa la possibilità di raccogliere “capitali di rischio” sul web grazie al finanziamento collettivo e di realizzare una connessione diretta tra il Risparmio ed Investimento nell’economia reale. Per potervi accedere basterà avere i requisiti sanciti dalla UE; in breve:

  • Per le imprese di dimensione Media – massimo 250 dipendenti e 50 milioni di fatturato;
  • Per le piccole imprese – massimo 50 dipendenti e 10 milioni di fatturato;
  • Per le micro imprese – non più di 10 dipendenti con ricavi inferiori ai 2 milioni.

La liberalizzazione potrebbe dare alle PMI una reale spinta in avanti ad un mercato che non è mai decollato prima d’ora, se confrontato col mercato internazionale. Stando alle statistiche dell’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico, il totale della raccolta è arrivato a 18,8 milioni di euro, con 155 offerte e un tasso di successo del 59,8%.

Equity Crowdfunding – Gestori dei portali e procedura.

Di fatto l’Equity Crowdfunding è l’evoluzione del Crowdfunding (metodo di raccolta fondi online), in quanto permette alle società di accedere ai fondi online dando come ricompensa agli investitori quote societarie.

I fondi investiti si potranno raccogliere su una o più delle 22 piattaforme autorizzate in Italia dalla CONSOB. Attraverso questi portali gli investitori potranno ottenere un titolo di partecipazione, che varia a seconda dell’ammontare investito; l’azienda permetterà quindi l’accesso a tutti i diritti patrimoniali amministrativi durante tutta la campagna di raccolta.

I finanziamenti arrivano al destinatario solo se la campagna di raccolta va a buon fine rispettando il Target del progetto di azienda, in caso contrario al finanziatore viene garantito il rimborso del capitale investito.

I portali individuati e approvati dalla CONSOB sono 22 in Italia.

Qui di seguito riportati i nomi e le loro percentuali di successo nelle campagne di “raccolta”:

 

Le norme per i gestori dei portali

I gestori dei portali dovranno aderire a un sistema di indennizzo, a tutela degli investitori, che abbia le caratteristiche già previste dall’articolo 59 del Testo unico della finanza (Tuf). In alternativa, potranno stipulare una polizza assicurativa per responsabilità professionale per danni derivanti al cliente dalla loro attività, che copra – per ciascun indennizzo – almeno 20mila euro e, per il totale degli eventuali indennizzi richiesti, la cifra di un milione di euro all’anno.

Per i gestori sono previsti stringenti requisiti di onorabilità e professionalità, ma, soprattutto, una regolamentazione dei conflitti di interesse. Devono essere iscritti in apposito elenco gestito e supervisionato dalla CONSOB.

I portali dovranno rendere visibili al pubblico i servizi offerti, le garanzie e le regole di trasparenza previste dalla normativa nazionale.