Il legislatore ha introdotto la possibilità per le aziende di procedere alla rivalutazione dei beni di impresa. Dopo alcune versioni, esperienze degli anni passati di scarso successo, ahimè, causa la grave emergenza pandemica che ha colpito oltre alla salute anche le aziende, come dicevamo il legislatore ha ritenuto opportuno introdurre alcune misure di supporto alla continuità aziendale delle aziende se non altro da un punto di vista patrimoniale.

L’art. 10 del decreto legge n. 104 del 14 agosto 2020 prevede che i soggetti di cui alle lettere a) e b) dell’art. 73 del TUIR, che non adottano i principi contabili internazionale, possono in deroga all’art. 2426 c.c. rivalutare le partecipazioni sociali e i beni propri di impresa (con esclusione degli immobili prodotti o destinati alla vendita), risultanti al bilancio di esercizio chiuso al 31/12/2019.

La rivalutazione dovrà essere effettuata con il bilancio di esercizio che si chiuderà il prossimo 31/12/2020 ed annotata nel libro inventari e debitamente indicata in nota integrativa.

Una novità è rappresentata dall’opportunità di rivalutare i singoli beni, quindi a scelta della società, osservando tre possibili diverse modalità:

1. ai soli fini civilisti. Questa fattispecie consente alle imprese, a costo zero, di maggiorare i valori iscritti nell’attivo del bilancio, ottenendo l’iscrizione di una riserva del patrimonio netto così da mitigare gli effetti delle eventuali perdite di esercizio;

2. ai fini fiscali seguendo la prima ovvero entrambe le soluzioni di seguito prospettate:

a. rivalutazione con versamento dell’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, irap e addizionali del 3% sul maggiore valore attribuito anche al singolo cespite ammortizzabile e non ammortizzabile;

b. affrancamento, in tutto o in parte, della rivalutazione effettuata con versamento di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, Irap e addizionali, del 10%.

– Con la soluzione a), si otterrà il beneficio fiscale di accertare in bilancio maggiori ammortamenti sui cespiti rivalutati, o ancora poter aggiornare il plafond su cui calcolare le spese di manutenzioni. Tuttavia il legislatore ha imposto l’obbligo di mantenere la proprietà almeno fino all’inizio del quarto esercizio successivo a quello nel cui bilancio la rivalutazione è stata eseguita, ovvero fino al 01/01/2024 in caso di società con bilancio coincidente con l’anno solare. Diversamente, occorrerà calcolare le plusvalenze o minusvalenze con riguardo al costo del bene prima della rivalutazione;

– con la soluzione b), avendo affrancato con l’imposta sostitutiva la rivalutazione indicata, nel caso di distribuzione della riserva all’uopo iscritta in bilancio non si darà corso ad ulteriore imposte in capo al percipiente.

Il versamento dell’imposta sostitutiva (3% e 10%) potrà essere effettuata in un’unica soluzione ovvero in un massimo di tre rate, di cui la prima con scadenza entro il termine previsto per il versamento a saldo delle imposte sui redditi relative al periodo d’imposta con riferimento al quale la rivalutazione è eseguita, e le altre con scadenza entro il termine rispettivamente previsto per il versamento a saldo delle imposte sui redditi relative ai periodi d’imposta successivi.