Dal nuovo Dlgs 90/2017 si evince che si sta disponendo un sistema sanzionatorio antiriciclaggio, che potrebbe comportare la contestazione dei reati di riciclaggio e autoriciclaggio, anche nei confronti dei professionisti.

La giurisprudenza, anche con la precedente disciplina venutasi via via a formare, in particolare sugli intermediari finanziari, mette la lente su l’elemento soggettivo del reato di riciclaggio o di autoriciclaggio. Questo può essere desunto dalla violazione qualificata e reiterata degli obblighi posti dalla normativa antiriciclaggio. Di recente la Cassazione ha applicato il principio secondo cui è configurabile il concorso nel reato di frode fiscale, per coloro che pur essendo estranei e non rivestendo cariche nella società emittente le fatture per operazioni inesistenti, abbiano in qualsivoglia modo di partecipato a creare il meccanismo fraudolento che ha consentito alle utilizzatrici dei documenti il risparmio di imposta(Vedi in fondo: III penale, sentenza 17418).

Pertanto il passaggio da concorso nel reato fiscale a concorso nel reato di autoriciclaggio con reato tributario presupposto, il passo è breve, ovviamente dovrà essere dimostrato che se lo stesso professionista abbia omesso sistematicamente gli adempimenti antiriciclaggio e le relative segnalazioni di operazioni sospette.
Su quest’ultimo passaggio: la violazione della normativa antiriciclaggio con annessa sistematica di tipo frodatorio e la possibile contestazione di reato di autoriciclaggio, si potrebbe ipotizzare nel caso in cui il professionista agevoli o abbia agevolato il trasferimento di fondi provenienti da: reati tributari, reati societari, finanziarie all’estero o dall’estero con operazioni provenienti da Paesi cosiddetti off shore, ossia paradisi fiscali.

Sentenza della Corte di Cassazione (28/4/2016) .PDF