Per stabile giurisprudenza, la procedura di accertamento mediante l’applicazione degli studi di settore costituisce un sistema di presunzioni semplici. Per risultare legittime e fondate le risultanze degli studi di settore in termini di maggiori ricavi devono dunque fondarsi su un ragionamento presuntivo grave, preciso e concordante, contro cui è ammessa sempre la prova contraria. Tali caratteristiche del ragionamento induttivo (gravità, precisione e concordanza) non possono dirsi automaticamente verificate sulla base del solo scostamento di valori tra quanto dichiarato dal contribuente e quanto rilevato dalla studio. In altre parole, i soli standard in sé considerati, ossia la mancanza di congruità e coerenza allo studio di settore, non sono da soli sufficienti per fondare una verifica nei confronti del contribuente. Affinché l’Ufficio possa legittimamente accertare maggiori ricavi deve supportare le risultanze dello studio di settore attraverso ulteriori elementi e circostanze che consentano di correlare in concreto il dato statistico dello studio all’effettiva realtà del contribuente accertato. La fase di contraddittorio, da attivare obbligatoriamente pena la nullità dell’accertamento, diviene quindi un momento centrale nella verifica con il contribuente (che può tuttavia, restare inerte assumendo le conseguenze, sul piano della valutazione, di questo suo atteggiamento). L’esito di tale contraddittorio, all’interno del quale il contribuente espliciterà tutte le circostanze peculiari che hanno determinato e giustificato lo scostamento rispetto ai valori dello studio, deve poi far parte della motivazione dell’accertamento, nella quale vanno esposte le ragioni per le quali i rilievi del destinatario dell’attività accertativa siano state disattese. Tale procedura di accertamento sancita dalla giurisprudenza riduce certamente i rischi di un utilizzo distorto e acritico dello strumento da parte dell’Agenzia delle Entrate. Tuttavia, lo studio di settore rimane comunque un indicatore importante di sottrazione di materia imponibile ed espone il contribuente, nei casi di incoerenza, alla procedura di verifica descritta: che può spesso trasformarsi in una tipologia di verifica diversa e maggiormente invasiva (ad esempio per indagini finanziarie), qualora all’incongruità da studio di settore si accompagnino vizi od omissioni della contabilità.

La notifica degli atti presso la Farmacia

L’Agenzia delle Entrate, Equitalia, il Comune ed altri Enti inviano di norma la notifica degli atti amministrativi presso la residenza o il domicilio del contribuente, come identificato dall’art. 43 del c.c. Tale comportamento determina in capo al destinatario, nel caso di specie al Farmacista, l’obbligo di ritiro presso il proprio domicilio ed in caso di sua assenza da persona di famiglia della notifica stessa, ma in caso di sua assenza, il farmacista si vede costretto successivamente a dover ritirare – spesso personalmente, perché non sempre una delega viene accettata – presso lo sportello postale o presso la casa Comunale la corrispondenza a Lui indirizzata. Per evitare tale difficoltà poiché ai sensi dell’art. 58 del DPR 29/9/1973 n. 600 le persone fisiche residenti nel territorio dello Stato hanno il domicilio fiscale nel comune nella cui anagrafe sono iscritte, quindi il c.d. domicilio fiscale. Tuttavia “è in facoltà del contribuente di eleggere domicilio presso una persona o un ufficio nel comune del proprio domicilio fiscale per la Studio DCA S.r.l. 00153 Roma – Piazza dell’Emporio, 11/A | t. 06 57305354 – 06 57250165 f. 0657139092 Partita IVA, Codice Fiscale e iscrizione Registro Imprese di Roma n. 10722441002 Iscritta alla CCIAA di Roma REA n. RM-1251673 | Capitale sociale Euro 10.000,00 iv. notificazione degli atti o degli avvisi che lo riguardano. In tal caso l’elezione di domicilio deve risultare espressamente da apposita comunicazione effettuata al competente ufficio a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento ovvero per via telematica con modalità stabilite con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate”, ai sensi dell’art. 60 comma 1 lettera d) DPR 600/73. In tal senso, l’Agenzia delle Entrate dal 2011 l’Agenzia delle Entrate ha reso operativa tale disposizione emanando il provvedimento di approvazione del modello di comunicazione e delle relative istruzioni che può essere appunto inoltrato sia per posta che in via telematica. L’elezione del nuovo domicilio ha effetto dal trentesimo giorno successivo a quello della data di ricevimento della comunicazione.

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